How you doing?
Mah.
Che c’è?
Mah. Niente.
Niente.
No, è che stavo pensando a ’sta cosa del Grazie e del Prego in inglese.
Mmm.
Hai presente?
No. Non credo di aver afferrato il concetto, in effetti.
Il Grazie e il Prego, no?
Eh.
Che in inglese dicono Thank you e poi You’re welcome.
Eh. Embè?
E allora, dico io: ma ti sembra pratico?
Mah. Pratico? Pratico in che senso?
Cioè, durante una giornata ti può capitare cinquanta volte di dire Grazie o Prego. No?
Mah. Può darsi.
O anche dippiù. E se lo dici in italiano vabbe’, Grazie e Prego. Te la sbrighi alla svelta. Ma se lo dici in inglese invece non è svelto per niente. Thank you ancora ancora può andare. Ma You are welcome? Ma ti pare?
Capisco.
È lunghissimo. È tutto un discorso. Se lo traduci vordì Tu sei il benvenuto. Ecceccazzo. Va bene essere educati, ma questo è un eccesso di ospitalità.
Be’, l’ospitalità è una bella cosa. E poi a ogni modo l’ospitalità non c’entra un fico, è solo perché fai la traduzione letterale dall’inglese all’italiano. Ma non ha senso la traduzione letterale. You’re welcome non significa Tu sei il benvenuto, significa Prego.
Sì, vabbe’, quello che ti pare, ma comunque ci vuole una vita a dire You’re welcome cinquanta volte tutti i giorni. Fa’ un po’ una prova cronometro alla mano.
No, no, per carità. Non c’è bisogno. Facciamo che mi fido.
Cioè, alla fine della giornata, sommando il tempo passato a dire You’re welcome di qua, You’re welcome di là, secondo me finisce che hai speso dieci minuti del tuo tempo solo per dire You’re welcome, You’re welcome, You’re welcome, You’re welcome. Dieci minuti al giorno fanno trecento minuti al mese, cioè cinque ore, cioè sessanta ore all’anno, cioè più di due giorni.
Tu sei malato. Ma perché non ti godi la pace e la quiete canadese? Gli scoiattoli sugli alberi, gli uccellini che cantano, l’aria buona?
No, ’spetta ’nattimo. Che se poi calcoli una giornata di sedici ore, togliendo otto ore di sonno, vordì che passi tre virgola settantacinque giorni all’anno a dire a Tizio Caio che è il benvenuto. Grosso modo un centesimo del tuo anno.
Ma questi tuoi deliri matematici portano da qualche parte?
Eccerto. Il succo è che, nella vita, è meglio essere sgarbati. Si fa prima.
Ma cammina, va’.
È una triste verità, ma è così.
Vabbe’, ma poi, scusa se faccio crollare tutte le tue teorie, ma un sacco di gente risponde semplicemente Welcome.
Mmm. Questo in effetti è vero.
Il che vordì che perlomeno dimezzi tutte le tue statistiche.
Mmm.
Il che vordì che il tempo che ti serve per essere garbato è solo un duecentesimo. Sei disposto a spendere un duecentesimo del tuo tempo per essere garbato con la gente?
Mmm. Ci devo pensare.
Pensaci. Poi fammi sapere.
No, ma il fatto è solo che, di solito, le lingue, e specialmente l’inglese, tendono ad accorciarsi. No? Più passa il tempo e più diventano sintetiche. Quando incontri qualcuno qua quello di solito ti dice How you doing. No? Io invece pensavo che dicevano How are you doing, e invece How you doing. Si fa prima. Per questo non capisco come mai invece per dire Prego si dice You’re welcome.
Mmm. Nella tua assurdità forse c’è un fondo di ragionevolezza. Per quanto molto ma molto nascosto.
Lo prendo come un complimento.
Fa’ pure come credi.
Comunque sai una cosa?
Cosa?
Non è male qua.
Qua?
A Sainte-Adèle.
Assì? Nonostante tu debba perdere un duecentesimo del tuo preziosissimo tempo tutti i giorni per ringraziare la gente in inglese?
Be’, ci sono anche degli aspetti positivi.
Tipo?
Guarda qua: dodici ciambelle zuccherate only two bucks and nineteen cents.
Figata.











